Pubblicato da: vanni | giugno 16, 2011

BIN LADEN E L’ERRATA GIUSTIZIA SOMMARIA

di Giovanni ALVARO -ilcalcestruzzo- Non sappiamo se quanto dichiarato dalla dodicenne figlia di Bin Laden, prontamente smentita dalla Cia, possa corrispondere a verità. Non si hanno, né si avranno elementi, per sapere se il più famoso terrorista del mondo sia stato catturato vivo e successivamente giustiziato a freddo, o sia stato ucciso immediatamente. Ma ciò ha poca importanza perché l’operazione, che doveva mettere fuori scena lo sceicco del terrore, doveva servire a due
obiettivi fondamentali.

Il primo era quello di ‘sfruttare’ (tutto il mondo è paese) l’ondata di soddisfazione e di gioia che la fine del principe della morte avrebbe determinato in milioni di americani, con conseguente aumento del gradimento del signor Obama che, ormai ai minimi storici, rischiava la non rielezione. Non era difficile prevedere un processo simile in un popolo che, spesso, reagisce ad avvenimenti drammatici o spregevoli, con le pulsioni provocate dalla propria pancia. Le scene di giubilo trasmesse dalla tv sono la rappresentazione plastica di questa realtà. Sono le stesse scene viste ogni volta che viene eseguita una condanna a morte per un crimine che ha scosso sensibilmente l’opinione pubblica.

Nel nostro caso esse sono la conseguenza non solo della ‘predisposizione’ di quel popolo a ‘gioire’ della morte altrui, ma anche della benzina buttata sul fuoco da chi ha il compito di guidarlo. Gridare che ‘Giustizia è fatta’ così come ha proclamato il signor Obama ha significato la legittimazione della soddisfazione diffondendo la falsa idea che il pericolo sia finito, per sempre, con la eliminazione di un assassino per antonomasia, del pericolo pubblico numero uno, dell’essere spregevole che aveva, velleitariamente, dichiarato guerra a tutto l’Occidente.

Un errore parlare di ‘Giustizia è fatta’. Un errore aver deciso di uccidere Bin Laden. Un errore imperdonabile, le cui conseguenze saranno presto sotto gli occhi di tutti. Lo sceicco della morte diventerà presto un simbolo per ogni testa malata, una icona da imitare, un vessillo da sbandierare. Lungi dall’aver sconfitto il male, la scelta di usare la ‘legge dell’occhio per occhio e del dente per dente’, fa scadere l’Occidente moderno, sviluppato, civile e pieno di valori universali a bieco giustiziere della notte, né più, né meno dei personaggi che gli hanno dichiarato guerra.

Anni e anni di vita democratica che indichiamo agli altri di praticare, vengono offuscati da scelte di giustizia sommaria che solo fascisti e comunisti hanno praticato dove avevano il potere, massacrando gli oppositori, trucidando quanti si opponevano a regimi autoritari, e suggellando le loro vittorie con episodi come Piazzale Loreto realizzati per esigenze di monito e messaggi di cambio di regime (almeno questo era l’intendimento).

Ma la cosa è ancor più delicata se si pensa al secondo obiettivo che la gestione ‘soppressione Bin Laden’ fa intravedere. La legge del taglione infatti rischia di diventare una prassi per la soluzione di qualsiasi controversia a partire dall’attuale vicenda Libia. Si copiano le scelte delle organizzazioni mafiose che semplificano la lotta al loro interno con la eliminazione fisica dei loro avversari scivolando in una barbarie senza fine. C’è infatti chi già ipotizza la soppressione del colonnello Gheddafi che la morte del figlio e dei nipotini rende quasi sicura.

No. E’ un altare dinanzi al quale non ci inginocchieremo mai. Bin Laden è stato un volgare criminale, un assassino senza scrupoli, un delinquente senza pietà ma, per l’onore e la diversità dell’Occidente, doveva essere catturato, messo in condizioni di non nuocere, subire la prigionia ed essere processato, e solo dopo, patire le conseguenze delle sue spregevoli azioni. Ma si è voluta seguire, purtroppo, un’altra strada, e chi l’ha deciso si fregia, poveri noi, del Nobel per la Pace. Pace che con la scelta fatta nella vicenda non si è consolidata per nulla, ma continua a mantenersi in precarie condizioni di salute.


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