
di Giovanni ALVARO -ilcalcestruzzo- C’è uno sport che va di moda di questi tempi, ed è quello di prefigurare il dopo Berlusconi, cioè di ipotizzare cosa avverrà quando il premier, per scelta, per necessità o per ruolo, sarà costretto a lasciare libero il campo. E’, comunque uno sport che imperversa a sinistra (per ovvie ragioni), ma che è praticato anche a destra. Da una parte per l’illusoria speranza di risolvere la propria assenza di strategia politica addebitata, dal popolo condizionato
solo dalla propria ‘pancia’, all’odiato Cav; dall’altra per il timore che l’assenza di Berlusconi possa provocare una diaspora irreparabile.
Dopo i risultati di Napoli e Milano si è accentuata la certezza che non si tratti solo di ipotesi. Ma sbagliano, ovviamente, tutte e due gli schieramenti. Tutte e due, infatti, non ricordano neanche la recente storia del nostro Paese e, soprattutto, gli anni del fallito golpe giudiziario e della ‘discesa’ in campo del signor Silvio Berlusconi, per cui una rinfrescatina di memoria può essere salutare e, comunque, non guasta mai.
La stagione di ‘mani pulite’, con l’agguerrito plotone d’esecuzione della procura di Milano, che viaggiava col vento in poppa nei favori dell’opinione pubblica, aveva letteralmente eliminato dalla scena politica tutti i componenti del gruppo dirigente del famoso pentapartito. Chi perché venne arrestato; chi perché fu messo alla gogna mediatica; chi perché fu costretto all’esilio per evitare l’ingiusta onta dell’arresto e per il timore del proprio ‘suicidio’; chi anche perché, non reggendo all’aggressione mediatica, si suicidò realmente; e chi, infine, perché si consegnò senza vergogna alcuna ai rampanti pm del rito ambrosiano dichiarando quanto essi volevano sentire. Sta di fatto che il popolo moderato del nostro Paese si ritrovò in poco tempo senza una guida: si sentì come un esercito senza generali.
I gruppi dirigenti di DC, PSI, PSDI, PRI e PLI furono spazzati via, senza alcun riguardo, e quel che restava nelle Camere parlamentari divenne così pavido e terrorizzato da permettere la mutilazione, con l’abrogazione dell’immunità parlamentare, della Carta Costituzionale quella stessa che oggi viene presentata come totem intoccabile. La pavidità e il terrore permisero di sciogliere le Camere malgrado esse fossero state ricomposte da poco ma con maggioranza di pentapartito, che non piacque all’allora Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro.
Una specie di colpo di Stato che doveva essere completato, in modo indolore, con le successive elezioni politiche, e la certezza di un percorso facile facile. La partita, infatti, sembrava segnata tant’è che restò celebre la infelice frase del leader dei postcomunisti, Achille Occhetto, che salutò l’alleanza delle forze raccolte attorno al proprio partito come una ‘gioiosa macchina da guerra’.
Il popolo moderato, ormai senza i propri ‘generali’, seppe riconoscere subito che l’antidoto alle baldanzose aspettative ‘sinistre’ stava in quel ‘mentecatto’ di nome Berlusconi che, da esperto organizzatore seppe realizzare la quadratura del cerchio con le alleanze variabili (al Nord con la Lega e al Sud con i post fascisti). Berlusconi, in sostanza, non ha inventato nulla, ma ha solo dato, ad un popolo ‘allo sbando’, uno strumento per difendersi dalla presunzione e dall’incapacità di governo della sinistra.
Sperare o temere (dipende dai punti di vista) che, oggi, liquidando Berlusconi, quel popolo moderato possa essere facile preda dei poteri più o meno forti, dei comici senz’arte né parte, dei girotondini attualmente in ferie, dei popoli viola e della carriole, dei cantanti che continuano a farsi chiamare ‘amore’, dei guru televisivi, dei premi Nobel non si sa di cosa, dei pm in servizio permanente effettivo, delle corazzate mediatiche e di ogni altro spezzone della sinistra alternativa, con o senza orecchino, è pura immaginazione.
La sconfitta subita, nei ballottaggi non bisogna sottovalutarla, ma neanche è accettabile la sua sopravvalutazione. Non era una tornata politica e il governo è più saldo che mai, non solo per i numeri dell’alleanza ma soprattutto per la presenza nel Paese di quel popolo moderato che, nei momenti cruciali, sa come e dove collocarsi.
Berlusconi è stata una risorsa per il Paese, e si spera che continui ad esserlo per realizzare le tre grandi riforme che il Paese attende: fisco, giustizia e struttura istituzionale, ma anche Berlusconi non è eterno. Sperare che senza di lui i giochi potranno essere facili è pia illusione, come altrettanto inutile è il timore dello sconquasso nel post Cavaliere, perché in Italia c’è quel popolo moderato, liberale ed antitotalitario che è una garanzia per la democrazia e la libertà di tutti inclusi i camaleonti che ora sventolano le bandiere di colore arancione molto accattivante rispetto al tradizionale rosso vivo.
